Yoga e sistema nervoso: come la pratica sostiene lo stress della vita urbana

Yoga e sistema nervoso: come la pratica sostiene la vita urbana 

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La vita urbana sollecita costantemente il sistema nervoso.

Rumore, velocità, stimoli continui diventano la norma (e aumentano vata).

Spesso arriviamo sul tappetino già in uno stato di attivazione elevata.
Lo yoga, allora, è il respiro di cui abbiamo bisogno, è necessità di regolazione, è ritrovarsi.

OLTRE LA POSTURA  

Quando si parla di yoga, l’attenzione va spesso alla forma delle posizioni.

È comprensibile: il corpo è visibile, misurabile, fotografabile. La nostra società ci impone di essere bellɘ.

Ma l’effetto più profondo della pratica non riguarda tanto cosa facciamo, quanto come il sistema nervoso risponde a ciò che facciamo. 

Due persone possono eseguire la stessa sequenza ma l'esperienza che vivono sarà completamente diverso. Questo è dovuto a più fattori: 
- conformazione fisica
- dolori
- predisposizione mentale...

  

Il sistema nervoso come chiave di lettura

Il sistema nervoso è il primo interprete della pratica e anche il primo beneficiario. 
Registra il ritmo, il tono della voce, la qualità delle pause, il modo in cui entriamo e usciamo dalle posizioni.

Non distingue tra “yoga” e “vita quotidiana”, risponde a ciò che percepisce come sicuro o minaccioso, sostenibile o eccessivo. 

Una pratica troppo rapida, troppo intensa o poco ascoltata può:

  • aumentare l’attivazione

  • rinforzare schemi di controllo

  • lasciare una sensazione di agitazione sottile

Una pratica modulata, invece, può favorire:

  • regolazione

  • senso di stabilità

  • presenza nel corpo

 

Questo vale soprattutto per chi vive in città, ma non per tutti è ugualmente vero. C'è chi dalla pratica dinamica invece trae estremo beneficio: si tratta delle costituzioni ayurvediche pitta e ancor di più vata. Nel movimento e nelle sequenze dinamiche i pitta riescono ad esprimere la loro incontebile energia, i vata riescono a ingabbiare la loro irrefrenabile velocità di pensiero.

Respiro, tempo, pause

Nel lavoro sul sistema nervoso, i dettagli contano più delle forme. Il respiro è un segnale costante di sicurezza o allarme e grazie alle "tecniche" dello yoga, pranayama, possiamo allenare il nostro respiro e quindi anche il nostro sistema nervoso. 

Il tempo della pratica, le transizioni, le pause tra una posizione e l’altra sono ciò che permette al corpo di restare, invece di reagire. E' un po' come andare in macchina e adattare la velocità al limite di percorrenza: si tratta di scegliere quando aumentare il ritmo e quando rallentarlo. 

UNA PRATICA CHE SOSTIENE E NON AGGIUNGE 

Nella nostra vita sempre frenetica, sempre veloce, sempre multitasking siamo molto sollecitati.

Spesso arriviamo sul tappetino con una soglia di attivazione alta, anche senza accorgercene e in questi casi, lo yoga non dovrebbe aggiungere stimolo.

Dovrebbe offrire uno spazio di riequilibrio e di ascolto in cui:

  • - il corpo può abbassare il tono

  • - il respiro può tornare spontaneo (tante volte non ci accorgiamo di trattenere il respiro, capita anche a te?)

  • - l’attenzione può posarsi senza sforzo

Questo significa praticare in modo adeguato e utilizzare lo yoga come strumento per stare bene

PRATICARE YOGA A MILANO OGGI 
In un contesto come Milano la pratica dello yoga ha anche una funzione molto concreta: aiutare a restare in relazione con se stessi dentro la complessità.

Nel nostro centro a Villapizzone, lo yoga è pensato come un tempo di regolazione e di ascolto, non come una prestazione da aggiungere all’agenda.

Non serve uscire dalla città per trovare equilibrio, serve uno spazio in cui il sistema nervoso possa sentirsi accolto.

E da lì, tornare alla vita quotidiana con un po’ più di presenza.

Namaskar  🙏

Jyoti